36° Convegno dei giovani imprenditori di Confindustria di Napoli – ITA Version

Spazi2021, costruire oltre le distanze, la sfida degli imprenditori per il 2022.

 

“Napule è mille culure”, cantava Pino Daniele nel 1977. 

22 ottobre 2021. Io e Amanda siamo arrivate con Italo a Napoli Centrale per partecipare al 36° Convegno dei giovani imprenditori di Confindustria. Il tema principale quest’anno è stato “Costruire oltre le distanze”, indicato con l’hashtag #Spazi2021.

Eh sì, 36° Convegno, ma il primo per me ed Amanda da iscritte al gruppo Giovani Imprenditori Emilia.

Due giorni di convegno, visti dal mio punto di vista di “new entry”, che suona meglio di “novellina”, in questo mondo di Confindustria dove ho avuto l’occasione di conoscere tanti imprenditori in gamba, persone ricche di argomenti e relatori virtuosi capaci di motivare.

La nostra avventura comincia con la caccia al taxi di fronte all’affollata stazione di Napoli centrale, o meglio, forse è il taxista a a trovare noi. Si perché, mentre siamo intente ad accedere all’app per la prenotazione del taxi, da lontano si sbracciano diversi individui, che subito ci hanno raggiungono per auto promuoversi e proporci la corsa con loro. Partiamo, direzione B&B, prenotato accanto alla Stazione marittima di Napoli dove l’indomani si terrà il convegno.

Siamo già immerse nel caos colorato di questa bellissima città mentre il tassista continua il suo sproloquio sulla viabilità di Napoli sentenziando sulle licenze di guida, a suo dire regalate a chiunque, il tutto mentre, continuando a guidare senza cintura, compila con la mano destra la nostra ricevuta appoggiato al volante e con la sinistra rovista alla cieca nel porta oggetti laterale alla ricerca del pos per il bancomat. Il sottofondo di clacson di auto che ci sfiorano a destra e a sinistra, a tratti coprono la sua voce.

Napoli è una città bellissima e gradevolmente caotica, frizzante e calda. Mi sento stranamente tranquilla in mezzo a tutta questa allegra confusione e non me lo spiego, così come non mi spiegherò mai l’ascensore a gettoni del palazzo dove alloggeremo, non tanto per i gettoni in se ma per il cartello riportante le fasce orarie del pagamento, ma questa è un’altra storia.

Napule è ardore e mare, continuava la canzone.

Ed è l’aria del mare che sentiamo, la mattina successiva, mentre facciamo colazione di fronte alla stazione marittima, in una di quelle pasticceria che profumano di Italia e simpatia, qualche minuto prima che il convegno inizi.

L’aria del mare è come l’aria nuova, che si respira anche all’interno del convegno durante il primo workshop del mattino “Donne ed export, le donne alla conquista dei mercati internazionali”. La sala è già piena e mi siedo infondo ad ascoltare. Giulia Giuffrè, Lilli Samer, Ornella Laneri, Angela Casale, Licia Angeli e Giulia Sirigu. Donne e imprenditrici appassionate, riportano le loro testimonianze, il loro percorso lavorativo e gli ostacoli che hanno dovuto superare perché se sei donna e imprenditrice devi sgomitare il doppio. Mi entusiasmo molto, mi guardo intorno e vedo che ci sono anche imprenditori uomini che seguono interessati gli interventi. Comincio a pensare che bisogna ancora farne di strada ma che è giusto aver fiducia nel futuro e che tutto ciò che ognuna di noi donne guadagna per sé è un pezzettino di strada fatta per tutte.

Il workshop si conclude ribadendo che la donna non deve più essere considerata un complemento di qualcuno: “ la moglie di…”, “la figlia di…” ma deve avere la possibilità di dimostrare quello che sa fare. Senza agevolazioni per avere dei “contentini”, ma anche senza sbarramenti, facile a dirsi vero ? Per la pratica lasciateci lavorare.

Spazi, giovani e lavoro smart.

Ci spostiamo nell’ auditorium centrale dove i lavori hanno inizio.
Durante la mattinata si alterneranno sul palco diversi relatori, alcuni molto interessanti e altri decisamente meno, ma tutti dibatteranno da punti di vista differenti la necessità di conquistare nuovi spazi, dove creare il futuro, ispirati dal naming del meeting #spazi.
Ciò che però mi entusiasma di più è il discorso di Riccardo Di Stefano, presi-dente dei giovani imprenditori di confindustria. Toccando le tematiche che anche a me sono più care: inclusione, economia sostenibile, donne nel mondo del lavoro, innovazione e politiche per un lavoro più “smart”, ha infiammato la sala.

Viviamo in un epoca di transizioni. Abbiamo bisogno dei giovani imprenditori e di sostenerli con politiche per il lavoro al passo con i tempi. “Insomma, il mondo sta mandando in pensione un’era. Nel mito del garage americano sono nati i primi cinque colossi digitali, tra cui Amazon, Microsoft e Facebook, invece nei garage italiani dovrebbero passare almeno un addetto della Asl, un vigile del fuoco e un notaio prima di poter accendere il computer. I costi diretti e indiretti dai bolli alla burocrazia per chi vuole fare impresa sono ancora davvero troppo alti. ” Sottolinea Di Stefano raccogliendo gli applausi della sala.

“E poi, il lavoro si sta trasformando con lo smart working. Confidando nella parola smart, serve una soluzione intelligente che punti al lavoro per obiettivi e non col tassametro. Qualità delle prestazioni e qualità della vita possono andare sullo stesso binario: noi siamo pronti a prenderci la responsabilità di trovare la soluzione migliore, con accordi tra imprese e lavoratori.” Ha proseguito nell’intervento Di Stefano.

Si, gli imprenditori sono pronti, non ho dubbi, ma il governo lo è ? Riusciremo a fermare i burocrati favorendo delle dinamiche lavorative più snelle e moderne ? Mio padre mi ha sempre insegnato che si deve pagare la testa delle persone e non il loro tempo. Anche per questo in ufficio non abbiamo mai attivato un sistema di badge con marcatempo.

“la società ha bisogno di noi giovani perché siamo portatori di innovazione, siamo nativi sostenibili, e saremo pure un investimento rischioso, ma è l’unico possibile! E quindi, se come Greta non ci accontentiamo dei bla bla bla dei governi, non ci accontentiamo nemmeno di quelli di piazza. Il futuro sostenibile noi ci ingegnia- mo a metterlo in piedi ogni giorno, ci investiamo capitali oltre che speranze, ed è per questo che non possiamo accettare proposte irrealistiche o velleitarie. Non si può spegnere tutto, perché inizierebbe un mondo grigio, non verde.”

Non abbiamo un pianeta B, ma un piano green sì. Sono ottimista a riguardo: l’innovazione e la tecnologia ci salverà dal disastro climatico. Lo spiega bene anche Bill Gates nel suo libro “Clima, come evitare un disastro”. Ci siamo presi tutti un impegno, tutti quanti stiamo cambiando le nostre abitudini, le imprese sono a pronte a farlo, i governi sono pronti a sostenere questa rivoluzione verde, dobbiamo solo impegnarci per portarla avanti.

Arriva l’ora di pranzo, ci incontriamo con tutto il gruppo giovani di Confindustria Centro Emilia per una “pizza”.

Simme a Napoli ca’ te o’ dico a fa’.

Ivan, Luca, Marco, Maria Eleonora, Amanda, Laura, Beatrice, Annalisa, Chiara e Sauro un gruppo di gente in gamba e alla mano con il quale non si può far altro che trovarsi subito in sintonia. Non lo sanno ma, ognuno di loro, con una personalità diversa, mi ha lasciato tanto e mi ha fatto sentire ben integrata nel gruppo giovani imprenditori di Confindustria Emilia centro.

 

Napule è na’ carta sporca, E nisciuno se ne importa.

Le campagne scorrono velocemente fuori dal finestrino del treno e ripenso ad un passaggio in particolare del discorso di Di Stefano:

“È ora di tornare a fare politica. Quella degli ideali, da coltivare in Parlamento come nei tinelli, nei bar, nelle piazze, nelle università.”

Libertà è partecipazione, diceva Gaber. Tutti dobbiamo contribuire, senza aspettare che un potere più forte di noi prenda le iniziative autonomamente. Il bisogno di cambiare è oggi e noi giovani abbiamo un grande potere nelle mani. Siamo pronti? Io dico che idee e coraggio non ci mancano.

Bologna Centrale. Siamo arrivati.

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